Crisi aziendale: come superarla e mantenere un’impresa sana


Argomenti: Blog Cash Flow Controllo di Gestione KPI

29/10/2020

Come superare la crisi aziendale? Secondo i dati Istat, tra marzo e aprile, oltre 5 imprese su 10 si sono trovate a dover affrontare una crisi aziendale, di liquidità o di cash flow, mai vista negli ultimi anni (nemmeno durante la crisi finanziaria del 2008).

Se la tua azienda non è in grado di onorare i debiti contratti, si trova in uno stato di insolvenza che può scaturire anche in un fallimento. L’azienda è in crisi, infatti, quando al suo interno si è creato uno squilibrio economico/finanziario.
Prima che il fallimento si abbatta sulla tua impresa, è importante agire nei tempi e, soprattutto, nei modi giusti, onde evitare di danneggiare ulteriormente lo stato di salute – già compromesso – della tua azienda.

Per fare questo devi partire dall’attuazione di un’adeguata ristrutturazione aziendale. Un’attività complessa ma che ti consente di risanare la situazione finanziaria e, dunque, debitoria dell’attività.

 

Il primo passo per superare la crisi aziendale

Il primo passo per superare la crisi aziendale, è quello di analizzare i conti dell’impresa per verificare se veramente esiste uno squilibrio economico – finanziario tale da indurre ad effettuare una ristrutturazione aziendale.
Se vi è uno squilibrio è necessario agire tempestivamente per evitare di arrivare ad uno stato di insolvenza aziendale.
In questi momenti devi:

  • analizzare i punti di forza e di debolezza dell’azienda (riferiti ai processi produttivi e organizzativi);
  • agire per rendere competitivo il processo produttivo (velocizzare la produzione per arrivare prima sul mercato);
  • identificare nuove opportunità (ridefinendo la produzione per rispondere alle esigenze del mercato) e le minacce del mercato.

La ristrutturazione aziendale deve partire dall’analisi dei costi.
 
Leggi anche: Analisi dei costi: cos’è, a cosa serve e perché è importante per l’imprenditore
 
Analizzare i costi è un’operazione imprescindibile: ti permette di verificare quanto la tua azienda spende complessivamente per un fornitore, oppure quanto ti costa mantenere un macchinario acceso e funzionante piuttosto che spegnerlo nel momento in cui non lo utilizzi.
 
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Analisi dei costi: cosa succede se non analizzi?

Le statistiche dicono che il 95% delle aziende fallisce entro i primi 5 anni di vita. Nella maggioranza dei casi, il budget di spesa programmato (quando presente, perché difficilmente viene, erroneamente, sviluppato) non coincide con i costi effettivi che l’azienda deve affrontare.

Quindi, cosa fanno gli imprenditori? Essendo in difficoltà, iniziano a tagliare un po’ qua e un po’ là. Una riduzione dei costi senza metodo e senza una strategia che accompagni la decisione. Il tutto solo confidando in un futuro migliore.

Ma sarà così? Assolutamente no!

Ad esempio, Mario, proprietario di un concessionario d’auto, inizia a vedere una flessione delle vendite e un incremento dell’esposizione bancaria.
Apparentemente il suo problema sembra essere nascosto negli stipendi degli impiegati e nei costi delle campagne marketing, che tutti i mesi succhiano via la sua liquidità. Mario comincia quindi a ridurre le ore di lavoro dei dipendenti, peggiorando drasticamente la qualità del servizio, così come i soldi investiti in pubblicità, vendendo in questo modo ancora di meno.

È chiaro che quando le risorse finanziarie iniziano a scarseggiare, è necessario ridurre i costi. Un taglio dei costi senza metodo, produce solo ed esclusivamente effetti negativi all’impresa. Si rischia di tagliare costi, che all’apparenza possono sembrare inutili, ma in realtà sono essenziali per l’azienda.
Inoltre, al fianco della riduzione dei costi, sono necessarie nuove strategie più performanti per rilanciare i ricavi, altrimenti sarà impossibile tornare a far crescere l’azienda.
 

Un’altro strumento per superare la crisi aziendale: il margine di contribuzione

Per superare la crisi aziendale, un altro fattore determinante è il margine di contribuzione, che indica quanto costa produrre un bene o un servizio e quanto si ricava dalla sua vendita.
 
Leggi anche: Margine di contribuzione: definizione e calcolo
 
Conoscere il margine di contribuzione è fondamentale almeno per tre motivi:

  • ti consente di analizzare le componenti di costo da sostenere per produrre un prodotto o un servizio;
  • unitamente all’analisi di incidenza dei costi produttivi, ti permette di stabilire il prezzo di vendita adatto del prodotto o del servizio per non andare in perdita e avere un profitto;
  • ti permette di capire il tuo punto di pareggio.

Il margine di contribuzione è un valore fondamentale nel processo decisionale a supporto del controllo di gestione: sistema che ti permette di capire se le risorse che stai mettendo in campo sono sufficienti per raggiungere gli obiettivi.
 
Leggi anche: Controllo di Gestione: perché alcune aziende crescono ed altre no?
 
Un’azione chiara sul margine di contribuzione ti consente di ampliare la differenza tra i ricavi e i costi e avere, di conseguenza, una fetta maggiore di profitto.
 

Strategie per rilanciare i ricavi

Al miglioramento del margine di contribuzione devi affiancare anche strategie commerciali, che ti permettono di sapere, dopo aver stabilito il prezzo dei prodotti, come devi distribuirli nel mercato di riferimento.
Le strategie da applicare non sono uguali per tutte, ogni azienda ha le sue prerogative e i suoi obiettivi, quindi cambiano da impresa a impresa.
Generalmente, però, le azioni da applicare riguardano:

  • Ampliamento dei clienti attraverso azioni di marketing mirate e geolocalizzate;
  • Aumento delle vendite agli stessi clienti, offrendo prodotti nuovi o simili a quelli già esistenti, ma rendendoli diversi e più appetibili;
  • Aumentare il prezzo e diminuire il costo attraverso l’analisi del margine di contribuzIone.

 

Cash flow: come devi migliorarlo?

Infine, quello che devi fare per salvare l’azienda e superare la crisi, è agire su quello che viene definito l’elemento essenziale dell’azienda, senza il quale è impossibile fare business: il cash flow.
Avere un Cash flow negativo significa che l’azienda non è in grado di far fronte alle obbligazioni assunte mediante la liquidità incassata.
Gestire correttamente i flussi di cassa, sia in entrata che in uscita, è vitale per assicurare la liquidità necessaria da permettere all’impresa di sostenere al meglio la propria attività, senza indebitarsi e far ricorso a finanziamenti esterni.
 
Leggi anche: DSO: 9 strategie per diminuirlo e aumentare il cash flow aziendale
 

La soluzione

Ma com’è possibile tutto questo senza numeri alla mano?
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